La mia Ragazza è Magica

26.06.2022

È sera ma filtra ancora luce dalla finestra aperta! In questi giorni riposo poco e male, complice il reflusso costante ed i tanti pensieri. Le idee convergono sulle parole di un articolo apparso sul sito di la repubblica.it circa un questionario che i caregiver sono chiamati a compilare per avere accesso a fondi regionali e che ha lo scopo di testare lo stato del loro benessere psicofisico. Come
spesso accade i titoli sensonalistici, a volte strumentali, non rendono giustizia alle reali intenzioni ma consentono comunque un fiorire di riflessioni a volte indignate, a volte politicamente scorrette!
Mi sorprendo a pensare e le idee che frullano nella mia testa puntano l' accento su emozioni che ho già interiorizzato, reso mie. Sensazioni scomode con le quali finalmente, grazie alla cura, sono riuscita a far pace. Spesso,quando si discute intorno al tema della disabilità, ci si imbatte inevitabilmente nel sentimento della vergogna. Vergogna e mancata accettazione vanno a braccetto quando si narra di corpi non conformi, nella forma e nel funzionamento, a quelli socialmente riconosciuti ed accettati.....la vergogna germoglia dal senso di colpa, da quella forma di vaga inadeguatezza che sboccia dal giudizio, dallo sguardo dell'altro che spesso si poggia compassionevole su ciascuno come una zavorra carica di imbarazzo e pena. Esiste però un altro sguardo, più severo ed implacabile, quello che alberga in noi, nel nostro personale vissuto. Ho provato spesso imbarazzo, disagio, senso di colpa ! Naturalmente in mille varianti, in tempi e modi indefiniti, nati però da un' identica matrice. Sentimenti profondamente umani ma, così introiettati e resi inconsapevoli, che solo da poco tempo ho cominciato a guardare con clemenza invece che con distacco e paura, senza relegarli nelle stanze nascoste del mio io .. Finalmente sono riuscita ad accettare di provare le emozioni più scomode attraversandole, dandogli cittadinanza, per poi ridimensionarle. Accogliere l' imbarazzo per non sentirsi in soggezione, l'inadeguatezza per scoprirsi qualificati, il senso di colpa per ricoscersi non colpevoli.... Non sentirsi più sbagliati per il desiderio di avere una figlia sana che riesca a vivere una vita piena, appagante ed autonoma senza l'ingombrante, ma indispensabile, presenza di genitori accudenti. Genitori investiti da una missione tanto nobile da annientare la propria individualità, non lasciando alcuno spazio e tempo per i propri bisogni, per i propri disagi fisici ed emotivi. Anch'io ho fatto mia la visione retorica dell'assistenza come missione, del sacrificio come slancio appagante per annientare il senso di colpa che mi ha fatto sentire, soprattutto negli ultimi anni, perennemente manchevole. È questa narrazione distorta che ha creato la figura dei genitori guerrieri che finiscono per sentirsi onnipotenti...visioni eroiche che a volte consolano e anestetizzano ogni dolore. Supereroi che strappano i loro figli "speciali" ad un futuro di sicura infelicità....Questa è materia che va maneggiata con estrema cura. Accettare non sempre è possibile e soprattutto non significa rassegnarsi ma semplicemente capire che ogni cosa è quella che è ed è necessario trovare il modo di passarci attraverso per scegliere ogni giorno di farci felici ..
La felicità è una reale intenzione ma per sceglierla bisogna essere messi nella condizione di farlo!! Riuscire a vivere con serenità cambiando lo sguardo su noi stessi ma anche creare le condizioni per cui gli altri intorno a noi lo mutino. Ecco perché è necessario impegnarsi a costruire un mondo che possa diventare alla stregua di tutti, senza alcuno stigma...in cui ciascuno possa autodeterminarsi scrivendo la propria storia, contribuendo anche solo con un verso...( Cit.) Individui accolti in una società in cui si possa essere liberamente fragili o sbilenchi, accettarsi per come ci si riconosce, vivere nel rispetto delle leggi e dei doveri ma con il pieno diritto a vedere alleviate le proprie sofferenze.... scegliere la propria fine per un' esistenza che non si ritenga più degna...in cui si debba e possa sentirsi speciali soltanto per l'amore e l'empatia che si elargisce rivendicando il proprio diritto ad essere antipatici o noiosi anche se non si cammina sulle proprie gambe. Soltanto così potremo sentirci tutti uguali nelle nostre diversità, nei limiti come nelle eccellenze, in un mondo che sia dei colori di tutti.... perché la felicità, non dimentichiamolo mai, deve abitare in ogni corpo e albergare in ogni mente! Finalmente, in questo oggi così difficile da vivere, mi riconosco il merito di aver contribuito a rendere Alice un' adolescente appagata e felice scoprendomi sempre più mamma e sempre meno caregiver. Senza disagio o vergogna alcuna ma con tutto l'orgoglio e la fierezza di avere saputo educare questa magica ragazza portatrice sana di felicità che, con il suo sorriso, riesce a scacciare ogni cupezza! Mi do una pacca sulla spalla e mi riconcilio con l'universo...

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